Le pensioni del futuro sono a rischio

Ci sono pensioni alte o basse e, soprattutto, ci sono pensioni giuste o ingiuste. Il Governo non dice che la sostenibilità del sistema pensionistico è legata a tassi di crescita e di occupazione che assolutamente non sono raggiunti. In altre parole, le pensioni del futuro sono a rischio. Anziché continuare ad aumentare le tasse per far fronte all’enorme disavanzo dell’Inps occorrerebbe il coraggio di dire che vi sono anche pensioni ingiuste. Sono quelle di chi, avendo versato poco, è andato in pensione a 40 anni, oppure quelle di chi percepisce molto di più di quello che ha versato, aiutato da leggi e leggine. Queste pensioni (almeno quelle più alte) andrebbero ridotte, ma è politicamente troppo “scomodo” farlo e perciò nessuno lo dice. Il mio intervento oggi sulla seconda pagina di LIBERO.

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Ci sono democrazie pigre e altre autorevoli

Mi ha ovviamente colpito il risultato del referendum che in Svizzera ha sancito che i residenti hanno diritto al lavoro prima degli stranieri. Chi ci rimette sono gli italiani che andavano a lavorare in Canton Ticino. A ben pensarci però un po’ comprendo questo esito. Il rischio con quattro consultazioni elettorali e referendarie alle porte (Italia, Austria, Ungheria e Germania) è che prevalgano i populismi. Mi chiedo tuttavia se questo non sia il frutto del lassismo e della debolezza dei governi “moderati” europei. In altre parole se fossimo un po’ più decisi nel contenere l’infinito flusso di migranti economici che stazionano nelle nostre città e se oltre ai diritti avessimo sottolineato maggiormente i doveri di chi viene accolto, forse oggi non rischieremmo assurdità come l’esito del referendum svizzero. Ci sono democrazie pigre e altre autorevoli. Preferisco di gran lunga le seconde, ma temo che quella italiana sia agli ultimi posti.

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L’Italia, sia nell’UE sia sul piano internazionale, oggi conta quasi zero.

Mi colpisce l’atteggiamento di Renzi che in Europa, di volta in volta, va con il cappello in mano dalla Merkel o prova a fare il galletto: poco credibile, proprio per i frequenti cambi di atteggiamento. Fare le foto in tre a Ventotene, andare con la leader tedesca a vedere le Ferrari a Maranello o in barca sul Danubio serve a poco. Bisognerebbe, piuttosto, tenere la posizione quando veniamo presi in giro sulla gestione dei migranti o ridicolizzati per la nostra scarsa incidenza sulle scelte economiche vere, quelle che impattano sulla vita di ognuno di noi. In Europa siamo contributori netti: nel 2000 versavamo 11 miliardi di euro e ne ricevevamo 10. Oggi, versiamo 17 miliardi di euro e ne riceviamo 11. La Germania è in costante surplus commerciale senza che nessuno proferisca parola, noi siamo costretti a pietire flessibilità come fossimo scolaretti.

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Una promessa non mantenuta

La promessa di Matteo Renzi di ridurre i debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese risale a più di due anni fa. Una promessa come molte altre non mantenuta. Per un’azienda anticipare in banca per mesi i propri crediti verso lo Stato è molto costoso, di più, se si usano le proprie linee di credito per far fronte ai ritardi statali (i propri dipendenti e fornitori vanno pagati) è più complesso trovare risorse per investire o ampliare la produzione. Questa è una di quelle vicende che mettono in evidenza una volta in più il gap che ci separa da Paesi come Germania e Danimarca: lì lo Stato è serio e paga in pochi giorni, da noi passano mesi, se non anni. Chi ci rimette sono sempre gli imprenditori e i loro dipendenti. Il rischio è che definitivamente si rompa il patto di fiducia tra Partite IVA e Stato: se l’imprenditore non paga una qualche tassa alla data prefissata scattano Agenzia delle Entrate, Equitalia e ganasce varie, lo Stato invece paga i propri debiti quando vuole e resta assolutamente impunito. Oggi su Il Giornale.

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Riflessioni..

Riflessioni.
1) Quello che il governo non dice sulle pensioni è che il sistema non può reggere. La riforma Fornero prevedeva che per poter pagare le pensioni in futuro ci dovesse essere una crescita annua del pil di almeno 1,5% e che il tasso di occupazione crescesse di almeno 10 punti. Così non è e l’Inps perde dieci miliardi l’anno. Difficile pensare che i lavoratori di oggi avranno, domani, pensioni dignitose. È necessario chiedere qualcosa a chi, con regole folli, andò in pensione a 40 anni o percepisce il doppio di quanto ha versato.
2) Penso ai casi di Tiziana Cantone, la ragazza suicida per un video “intimo” divenuto virale, alle scene degli abusi postate su WhatsApp dalle amiche della vittima minorenne a Rimini o a quella ragazzina americana suicida per le foto postate che la ritraevano nuda. I motori di ricerca non conoscono talvolta né misura né oblio.
La libertà di internet, dei social è bellissima ma talvolta terribile.
ImpresaLavoro oggi su Il Giornale.

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Tutta la speranza per un’Italia migliore

Un annetto fa abbiamo comprato l’Istituto Geriatrico Siciliano, la principale residenza sanitaria per anziani di Palermo. Lì lavorano cento persone che assistono altrettanti anziani, molti sono affetti da Alzheimer. Più di qualche amico mi aveva sconsigliato: “Sei sicuro di andare al sud?” E la sequela dei noti luoghi comuni… Un mese fa ho nominato il nuovo direttore, ha 29 anni e si chiama Antonio. Malgrado la giovane età ha un ottimo curriculum. Ieri è venuto a trovarmi e mi ha detto che ha raggiunto la piena occupazione della residenza, pur in assenza di buone entrature locali. Ha anche detto che sta puntando sulla qualità e sul merito, non sulle clientele. Ho pensato che questo dovrebbe essere lo spirito che anima il nostro Paese e che in quel ventinovenne sta, emblematicamente, tutta la speranza per un’Italia migliore e che riparte.
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Occorrono norme più severe

“Leggo sul giornale della mia città, il Messaggero Veneto: “Calci e pugni ai passanti, scene da far west ieri sera a Udine. Protagonisti due profughi afghani che si sono scagliati contro tutti con calci e pugni. I due erano già conosciuti alle forze dell’ordine per episodi analoghi”. Recidivi che non avevano obbedito al foglio di via. Com’è possibile che i fogli di via non vengano mai rispettati e che i protagonisti, anche di episodi molto violenti, vengano liberati dopo pochi giorni? In questo caso è stata picchiata anche una ragazzina. Occorrono norme più severe. Si possono amare profondamente la libertà e la democrazia e, nel contempo si può essere convinti della necessità di regole inflessibili. L’asilo deve essere concesso, o meno, in 3 mesi senza possibilità di appelli infiniti, con effettiva espulsione e riaccompagno di chi non ne ha diritto. Basta approvare una norma. I parlamentari che fanno?”. Questo il pensiero di Massimo Blasoni in riferimento a quanto accaduto a Udine nei pressi della stazione ferroviaria qualche giorno fa.

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Fondazione Vincenzo Scoppa: Premio Liber@mente 2016

“Ieri sera ho ricevuto in Calabria il premio Liber@mente. Si tratta di un premio assegnato dalla Fondazione Scoppa a personalità di pensiero liberale che si sono distinte nel lavoro, nella cultura e nelle arti. Non so se lo merito. Gli anni scorsi sono stati premiati da Piero Ostellino, già direttore responsabile del Corriere della Sera, a Corrado Sforza Fogliani. La commissione era presieduta da Lorenzo Infantino, ordinario alla Luiss e considerato il più importante studioso di Hayek in Italia. Mi hanno chiesto cosa voglia dire fare l’imprenditore oggi, ho risposto, orgoglioso di essere friulano, che sono richiesti coraggio e follia ma, soprattutto, passione e dedizione al proprio lavoro. Poi, perchè ho scritto Privatizziamo! “Perché voglio bene a mia figlia”. Come ogni altro genitore credo che questo pur bellissimo Paese così com’è non va”.
Massimo Blasoni riceve il Premio Internazionale Liber@mente 2016. Venerdì 26 agosto, nella splendida cornice del Castello Murat di Pizzo Calabro, all’imprenditore friulano è stato conferito il Premio Internazionale che, istituito dalla Fondazione Vincenzo Scoppa. Il premio si caratterizza per le sue finalità di alto valore culturale e, nello stesso tempo, di sensibilizzazione verso il tema della libertà.

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Stritolati dal fisco

I cittadini italiani spendono quasi 50 miliardi di Euro l’anno per pagare le tasse sulle loro case. Il 30% in più che nel 2011: 11 miliardi. Una sorta di patrimoniale con cui lo Stato ha fatto cassa stangando il bene rifugio delle famiglie. Sono stati spesi bene i nostri soldi? A vedere quanta inefficienza c’è ancora nella Pubblica Amministrazione direi proprio di no. Queste maggiori tasse, però, hanno contribuito a bloccare il mercato e le nostre case hanno perso anche oltre il 10% del loro valore. Questa settimana su Panorama il servizio del nostro Centro Studi, ripreso anche da TG5 e Repubblica.

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Rimettere nelle mani delle famiglie più risorse è l’unico modo per ripartire

“Il fatto certo è che tutti debbono pagare le tasse e che va sanzionato duramente chi non lo fa. E’ giusto che una parte delle risorse che produciamo con il nostro lavoro vada allo Stato che deve occuparsi di servizi e solidarietà. E’ profondamente ingiusto però che da noi il prelievo fiscale superi il 50% tra tasse sul reddito, sulla casa, sul risparmio, Iva e mille altre gabelle. Ed è ancor più ingiusto che una parte di questo denaro (che con fatica abbiamo guadagnato) finisca per alimentare sprechi e spesa improduttiva. La nostra Presidenza della Repubblica costa 236 milioni l’anno, circa 6 volte in più rispetto alla Monarchia inglese. L’ammodernamento e il miglioramento della Salerno-Reggio Calabria è costato negli anni 8 miliardi di euro. Una cifra 20 volte superiore a quella destinata alle autostrade francesi. Il costo delle pensioni di chi ha smesso di lavorare prima dei 40 anni, è di 9 miliardi l’anno”.

L’intervento di Massimo Blasoni ad Agorà:

https://www.facebook.com/massimoblasoni/videos/1110864092322003/

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