Dieta vegana una scelta che non va imposta ai bambini

“Il tema è delicatissimo, ma è difficile non rimanere perplessi leggendo sui giornali di oggi la vicenda di Chiara, tre anni, la bambina ligure in rianimazione perché sottoposta dai genitori – lo dicono i medici – ad una stretta dieta vegana. Scarsa reattività, sottopeso, movimenti rallentati, un livello di emoglobina bassissimo, è il terzo caso recente dopo quelli di Belluno e Firenze. Non ho nulla contro i vegani e non voglio contestare la libertà di ognuno. Mi chiedo però se sia giusto far adottare i propri comportamenti anche a bambini piccolissimi, ovviamente non in grado di decidere consapevolmente.” Questo il pensiero di Massimo Blasoni relativamente al dibattito di questi giorni sulla possibilità di alimentare bimbi in età pre-scolare secondo un regime vegano.

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“La burocrazia frena le nostre imprese”

“La burocrazia nel nostro Paese frena la vita delle nostre imprese e disincentiva le startup. Produrre più lentamente e innovare con difficoltà nell’economia globale comporta meno occupazione e minor benestare per tutti. Al di là dei proclami l’opera di semplificazione langue in Italia, la nostra vita continua ad essere regolata da migliaia di leggi e ogni nostra azione soggiace al benessere di una qualche autorità. Quanti bolli, licenze, permessi hanno costellato la nostra vita? E quante file inutili e funzionari arroganti? Controllare, punire, sanzionare è molto più facile che “fare”. Questo post è dedicato all’Italia che ogni mattina si alza e lavora.” Lo scrive l’imprenditore Massimo Blasoni e anche Il Giornale gli dedica un pezzo.

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Brexit ed Europa, ecco come la pensa Massimo Blasoni

“1) Francamente ero contro l’uscita degli Inglesi dall’Europa, avrei votato Remain. La scelta è stata un’altra ed è giusto rispettarla. Solo avrei preferito che il vertice di oggi tra Germania, Francia ed Italia non si tenesse a Berlino. Tanto per non rafforzare la convinzione di una supremazia, quella tedesca, che in effetti c’è.
2) Sono per consolidare la cooperazione economica (dall’Unione bancaria alla gestione dell’emergenza profughi), ma non sono del tutto convinto dell’utilità di un processo di fusione politica dei paesi d’Europa. Non mi sento culturalmente più affine alla Germania o alla Polonia che agli Stati Uniti, anzi.
3) Questa Europa e le sue istituzioni oggi sono troppo burocratiche e poco democratiche. Le scelte più che votate sembrano decise dall’apparato.”
Riassume così – il suo pensiero sull’Europa e l’uscita del Regno Unito – il Presidente del Centro Studi ImpresaLavoro Massimo Blasoni.

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L’ISTITUTO BRUNO LEONI PRESENTA PRIVATIZZIAMO!

Privatizziamo! è stato presentato anche a Milano, presso la sede dell’Istituto Bruno Leoni, Privatizziamo!, il libro scritto dall’imprenditore friulano Massimo Blasoni. L’incontro, introdotto da Alberto Mingardi, si è aperto con le considerazioni di Franco Debenedetti, presidente di IBL.

Illustrando i contenuti del libro, Blasoni ha spiegato come “spesso gli italiani restano perplessi di fronte a ipotesi di radicale contrazione degli spazi di intervento dello Stato nelle nostre vite”. “È comprensibile- ha chiarito Blasoni – perché a lungo si è dato per scontato che alcune funzioni pubbliche dovessero essere garantite, erogate e controllate da esso. E che quasi ogni atto dovessero soggiacere a una autorizzazione pubblica, concessa paternalisticamente o autoritariamente. Allo stesso modo ci si è abituati al fatto che lo Stato dovesse intervenire nei campi più disparati, occupandosi non solo di regolare, ma anche di produrre e vendere beni e servizi finanziati da tariffe o imposte. Ma è possibile ipotizzare in una società organizzata diversamente, con meno Stato e più ampi spazi per le attività private di imprese e famiglie. È un’ipotesi che pone l’accento su aspetti di libertà e, a ben pensarci, anche di giustizia sociale”. Quello che Privatizziamo! cerca di fare, analizzando le grandi crisi italiane (lavoro, giustizia, impresa, ruolo dello Stato) e provando ad offrire soluzioni moderne e originali.

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PANORAMA/MASSIMO BLASONI E LA RIVOLUZIONE LIBERALE

Lo Stato deve ridurre al minimo il suo raggio d’azione, altrimenti ci aspetta un futuro miserevole. Massimo Blasoni non usa mezzi termini. Imprenditore friulano, appassionato di politica da sempre, incalzato dalle domande del direttore di Panorama, Giorgio Mulè, durante la presentazione del suo libro Privatizziamo! snocciola dati e percentuali per sottolineare la necessità di una svolta liberista nella struttura dello stato italiano.

“Fare impresa in Italia è difficile – chiarisce subito – Le norme che regolano la vita dello Stato sono come le grida manzoniane. Questo paese deve trovare il coraggio di invertire la rotta. È impensabile continuare a sopportare anni di attesa per ottenere delle concessioni. Tempi così dilatati sono nocivi per la società, perché rallentano lo sviluppo, impediscono la nascita di nuovi posti di lavoro”.

“Medicina difensiva” o “accanimento terapeutico” da parte dello Stato? “Entrambe le cose – aggiunge Blasoni – La pubblica amministrazione guarda con sospetto l’iniziativa privata”.

Complessivamente le imposte sulle imprese sono al 64,8%, in Inghilterra al 32%. Per non parlare dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione: 132 giorni contro i 144 di qualche anno fa. Ritardi spaventosi che costano agli imprenditori 4 miliardi di euro.

Per Blasoni devono restare interamente pubblici solo esercito, giustizia e polizia, in quanto garanti di sicurezza e legalità per il cittadino. Con il gettito tributario lo stato potrebbe acquistare per i cittadini alcuni servizi e prestazioni di interesse collettivo sul libero mercato ma dovrebbe evitare di gestire direttamente larghe fette della nostra economia “semplicemente perché non è capace”.

Quello che Blasoni disegna è uno stato che spende meno e di conseguenza tassa di meno e che comprende come l’istruzione scolastica, le infrastrutture o le politiche sociali rappresentino un costo che non può essere singolarmente sopportato dal cittadino, ma che viene ripartito su tutti i beneficiari sulla base del principio di solidarietà. Solo che, a differenza di quanto avvenuto sin ora, il pubblico non pretende di garantire il diritto alla salute o all’istruzione e contemporaneamente di erogarlo.

“Oggi abbiamo problemi enormi – ricorda Blasoni – la spesa pubblica ammonta a 826 miliardi di euro, quella improduttiva a 102 miliardi. Non si può continuare così. Un esempio su tutti: i servizi per cui riceviamo per quanto paghiamo, come le pensioni, non è necessario che restino in mano allo Stato. È successo per la telefonia, nessuno tornerebbe indietro. Dobbiamo poter scegliere il nostro erogatore di previdenza. Lo stato non sa gestire la spesa in maniera efficiente”.

Ma la domanda è d’obbligo: una rivoluzione liberale così radicale ha nel nostro paese ha qualche forza politica in grado di realizzarla? ”Un contenitore o una sua evoluzione per questo progetto c’è ed è Forza Italia. Ci ha provato in passato, ma il paese non era pronto. Adesso credo che lo sia. Ora o mai più. Io scommetto che la crisi finirà per diventerà il vero motore di questo grande cambiamento”.

Clicca qui per vedere il video dell’intervista:

http://www.panorama.it/panorama-tv/panoramaditalia-video/panoramaditalia-padova-video/massimo-blasoni-linps-e-la-sanita-in-mano-ai-privati/

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ITALIA: UN PATRIMONIO ARTISTICO NON VALORIZZATO

“Sfogliando un libro d’arte con mia figlia ho rivisto “La Notte stellata” di Van Gogh. Mi hanno sempre colpito la follia ed il genio triste di quest’uomo. Non so se mia figlia ha capito, ma voglio pensare che l’arte parli anche ai bambini. Di certo spero di poterle mostrare dal vero le più belle opere d’arte, c’è qualcosa in loro che ci parla al di là del tempo e delle convenzioni. Ci sono musei modernissimi in tutto il mondo con giochi interattivi di luce e approfondimenti sulla tecnica dei colori. In Italia purtroppo non è così. Vengono in mente i musei capitolini o Pompei cadenti e spesso chiusi per scioperi con i turisti in attesa sotto il sole, o il museo di storia naturale a Venezia: venti addetti pagati per si e no venti visitatori giornalieri. Chiusura nei giorni festivi, nessuna tecnologia, opere negli scantinati. Eppure siamo uno dei paesi con il più ricco patrimonio artistico”. Lo scrive sul suo profilo facebook Massimo Blasoni, imprenditore e Presidente del centro studi ImpresaLavoro.

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GLI IMMIGRATI DI OGGI E DI IERI

“Non sono razzista e non ho niente contro i profughi, ma non ho nemmeno gli occhi foderati di mortadella. Ieri tornando a casa guardavo più gruppi di questi ragazzi, tutti giovani, piuttosto trendy, impegnati nello “struscio”. Ripensavo alle foto di mio zio, minatore in Belgio, che guardavo da bambino. Si chiamava Bepo ed era andato a lavorare per mantenere la famiglia perché i belgi cercavano manodopera. Ovviamente non costava più di 30€ al giorno alla collettività, anzi in Belgio pagava le tasse. Fuggono dalla guerra donne e bambini, i giovani la combattono. Siamo così devastati dalle nostre insicurezze che rischiamo di apparire stupidi”. Lo scrive in un post di Facebook l’imprenditore udinese Massimo Blasoni.

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Massimo Blasoni: “Ecco cosa significa fare l’imprenditore”

“Fare l’imprenditore vuol dire rischiare, innovare, investire. Dopo tanta attesa la concessione edilizia è arrivata e dalla prossima settimana si comincia a costruire una nuova residenza sanitaria per anziani da 120 posti letto a Pasian di Prato. Non sono posti in più, nel senso che serviranno a sostituire tre piccole realtà ormai vecchie, avviate quando, praticamente senza risorse, siamo partiti. La sostituzione è molto costosa ma è giusto investire nella qualità; lo dobbiamo agli anziani e alle nostre splendide assistenti. Ovviamente non c’è un euro di denaro pubblico ma tutta la nostra passione e i nostri sogni”. Lo afferma su Facebook l’imprenditore udinese Massimo Blasoni.

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LO STATO CHE PAGA QUANDO VUOLE

“I debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese anche quest’anno non accennano a scendere come il nostro centro studi ImpresaLavoro ha rilevato”. Lo dichiara l’imprenditore e Presidente di ImpresaLavoro Massimo Blasoni. “Non riesco ancora a capire perché se un cittadino o un artigiano non paga in tempo una tassa, Equitalia fa scattare le ganasce fiscali e invece lo Stato può pagare quando vuole chi lo fornisce. In Italia mediamente a 131 giorni. Gli imprenditori sono costretti ad anticipare i crediti in banca perché debbono pagare merce e dipendenti. Peccato che i soldi negli istituti di credito costano moltissimo e spesso le banche nemmeno li danno. In Germania lo Stato paga a 15 giorni. Renzi doveva risolvere il problema ma non l’ha fatto. Sarà perché non ha mai lavorato?”.

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IL COSTO DELL’EMERGENZA IMMIGRAZIONE

“Quanto ci costa l’emergenza profughi? Oltre 4 miliardi quest’anno”. Lo dichiara Massimo Blasoni, imprenditore e Presidente del centro studi ImpresaLavoro. “Siamo la porta d’Europa sul mare ma l’Ue non ci aiuta. Non è così per tutti. Per gestire l’emergenza siriani (che interessa la Germania) per la Turchia sono stati stanziati 3 miliardi che paghiamo anche noi. Non mi pare molto solidale quest’Europa. Altrettanto incredibile è negare l’emergenza: cresce il numero di profughi che vediamo vagare nelle nostre città. Giardini pubblici o stazioni sono diventate bivacchi. Ne ho discusso animatamente a Virus ieri sera”.

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