Massimo Blasoni: “Ecco l’emigrazione italiana”

Massimo Blasoni: “500mila connazionali se ne sono andati dal paese in cinque anni”

“Oggi molti giornali italiani riportano un’indagine del nostro CentroStudi Impresa Lavoro sugli italiani emigrati dal 2008 al 2013. Sono molti, oltre 550mila. Il dato, però, che mi ha colpito veramente è che quasi la metà sono giovani di età compresa tra 15 e 34 anni. Il segnale è chiaro: molti dei nostri giovani non trovano risposte in Italia e cercano opportunità in Paesi che, diversamente dal nostro, crescono: Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia. Molti sono ricercatori e le iniziative per il “rientro dei cervelli in patria” hanno avuto ben poco successo. In Italia i ricercatori universitari sono sottopagati e le opportunità di dar vita a nuove aziende sono pochissime; la speranza di avere domani una pensione decente per un giovane e minima. Dispiace vedere che così tanti partono, ma come non comprenderli?. In Italia negli ultimi 5 anni abbiamo tagliato la spesa pubblica per ricerca e innovazione, mentre hanno continuato burocrazia, sprechi e caste che nessuno vuole veramente tagliare”. Lo dichiara oggi Massimo Blasoni su facebook

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Parliamo di tasse

Massimo Blasoni: situazione ormai insostenibile

Parliamo di tasse. In una sala gremita, ieri sera nella Sala Appi del Centro culturale Aldo Moro di Cordenons, la presentazione di “E io pago”, il manifesto anti tasse realizzato dal CentroStudi Impresa Lavoro attraverso 15 illustri contributi. Sono intervenuti Simone Bressan, Direttore del CentroStudi, Massimo Blasoni, imprenditore e presidente del CentroStudi, Davide Giacalone, editorialista e scrittore. A moderare l’incontro il primo cittadino di Spilimbergo, Renzo Francesconi. Sul tema tasse è impossibile non affrontare l’argomento della pressione fiscale. E’ stato decisamente chiaro, in merito, l’intervento di Giacalone che non ha esitato a definire il sistema fiscale italiano “il secchio con cui attingere soldi destinati a pagare l’incapacità di governare il Paese – e, su una possibile ripresa – fa rabbia il fatto che rimettersi a correre non è poi così difficile. Si deve battere più la paura che non l’incapacità. O meglio: la paura collettiva produce una classe dirigente d’incapaci. Che, per arrotondare, sono spesso lestofanti”. “E io pago”, lo ha ricordato anche Francesconi, rappresenta “uno spaccato di quello che è oggi l’Italia. La morsa fiscale è arrivata a un punto critico, ma siamo ancora in tempo per adottare dei correttivi per invertire la rotta. Quello che serve è la volontà di ridurre la pressione fiscale per far ripartire l’economia, la produzione e i consumi”. La priorità, dunque, è invertire il processo in atto, “questo crescente spostamento di risorse dal settore privato al settore pubblico è destinato a mettere in grave crisi l’intera società occidentale – ha detto Massimo Blasoni – Nel nostro Paese questa dilatazione del prelievo tributario ha raggiunto livelli elevati, così che oggi la situazione è diventata insostenibile. Lo Stato che spende non brilla affatto per oculatezza – ha proseguito – e se la spesa è improduttiva non genera effetti moltiplicatori. Quegli stessi denari in mano a famiglie e imprese, di norma, sarebbero invece un volano per l’economia”.

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Massimo Blasoni: giù la spesa per meno tasse

Si parla ancora di tasse e pressione fiscale. A farlo e’ Massimo Blasoni, imprenditore presidente del CentroStudi Impresa Lavoro. “C’è sempre stata questa enorme pressione fiscale? No. Nel 1975 era il 20% del Pil, oggi raggiunge il 50%. Lo Stato tassatore ha speso sempre di più senza che i servizi migliorassero. Non si è speso di più per una migliore sanità, sicurezza, istruzione, ma perché lo Stato monopolista impone il costo dei servizi e una parte rilevante delle tasse si è tradotta in spese faraoniche di burocrazia e politica. Rimettere nella disponibilità di famiglie e imprese una parte delle risorse, riducendo la spesa pubblica, è l’unico modo per ripartire”. Questo ha affermato Blasoni ieri sera alla presentazione a Udine di “E io pago”, il manifesto anti tasse realizzato da Impresa Lavoro.

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Massimo Blasoni: Serve un’Italia più forte

Parliamo di immigrati. Quanto poco conti l’Italia in Europa era evidente ma non finisce mai di stupirmi l’egoismo dei nostri partner. Siamo in crisi ma malgrado ciò restiamo contributori netti: cioè versiamo all’Europa più di quanto riceviamo. Abbiamo contribuito con 80 miliardi al fondo salva stati (Grecia etc.). Però, quando l’emergenza tocca a noi gli altri si sfilano. La ripartizione dei rifugiati, dopo i no preventivi di Inghilterra, Irlanda e Danimarca e quelli di Polonia e Ungheria, incassa ora anche il rifiuto di Francia e Spagna. Complimenti! Noi ossequiosi, gli altri a redarguirci come scolaretti, facendo però i loro interessi. Sono a favore dell’Europa, ma vorrei un Italia più forte.

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Massimo Blasoni: Il Jobs Act non basta

Se avendo dei figli piccoli, oggi ci chiediamo dove andranno a lavorare da grandi difficilmente rispondiamo nell’impiego pubblico ( che anzi deve ridursi). I nostri figli andranno a lavorare in aziende private, o magari le avvieranno. Malgrado le mille vessazioni della burocrazia e dello stato. Malgrado un paese dove , rispetto al resto d’Europa, le tasse sono più alte come il costo del lavoro e le infrastrutture ( strade, ferrovie) sono arretrate. Malgrado tutto, c’è in Italia un esercito di imprenditori e artigiani e commercianti, piccoli e grandi che ogni giorno ci riprova.

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Massimo Blasoni: Un rapporto sbagliato tra cittadini e Stato

Provate a non pagare le tasse o una delle mille gabelle, bolli, autorizzazioni dello Stato: scattano immediatamente le sanzioni fino a sequestri e pignoramenti. Lo Stato invece paga quando vuole. I debiti verso i fornitori di beni e servizi sono più di 60 miliardi e anticipare i propri crediti in banca costa ai nostri artigiani e imprese 6 miliardi l’anno. Insomma lo Stato usa i fornitori come fossero una banca ma paga quando vuole.

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La paura di essere razzisti

Il nostro timore di apparire razzisti spesso ci annichilisce. Come se fosse necessario in ogni caso rinunciare a qualcosa di se’ e della propria libertà in omaggio al politically correct. E’ incredibile quello che sta avvenendo a Udine in un parco pubblico, Parco Moretti. Vi stazionano abusivamente ormai da tempo numerosi profughi che lì stanno giorno e notte. E’ un fatto che famiglie e bambini nel parco non possono più entrare. Eppure nessuno ha la forza di intervenire. Ci sono vari tipi di democrazia, alcune pigre altre più forti e autorevoli. Sono preferibili le seconde.

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Pensioni minime e pensioni massime

Mauro Sentinelli, ex direttore generale della Tim riceve una pensione da una decina di anni di 91473 euro lordi al mese. La fonte è il Corriere della Sera. La cifra e’ altissima, ma il vero problema non è questo. È andato in pensione quando si applicava il sistema retributivo, cioè sulla base dell’ultimo stipendio e non come avviene oggi sulla base di quanto ha versato nella vita lavorativa. La differenza a suo favore è di 54000 euro mensili che copre l’ Inps ( cioé tutti noi). E’ l’equivalente di più di cento pensioni minime e di infinite pensioni di giovani precari, che la pensione non vedranno mai. Riesco ancora a stupirmi.

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Massimo Blasoni: Il governo Renzi ha fatto poco per le imprese

I grandi numeri dell’economia sono, in effetti, lo specchio di innumerevoli situazioni che ci contornano. A Udine, in via Vittorio Veneto, hanno chiuso in breve tempo la gelateria, un negozio di abbigliamento dove i titolari hanno affisso sulle serrande ormai abbassate un cartello con la scritta: “strozzati dalle tasse” e la signora Cinzia. Il suo è un caso che fa riflettere: Cinzia è la parrucchiera che aveva un negozio all’inizio di questa sfortunata via; si è ritrovata vittima di usura con tanto di arresto del direttore di banca che l’aveva vessata, ma per le sorture della giustizia Cinzia si era ritrovata indebitata fino al collo e alla fine ha pagato lei. Così una via del centro storico di Udine rischia di morire come succede a tante, troppe piccole imprese. Burocrazia e tasse, i problemi sono i soliti.

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Qualche spunto dall’Olanda

Sono stato a vedere il museo van gogh sabato ad Amsterdam. Bellissimo, appena mia figlia sarà in grado di capire le voglio mostrare le più belle opere d’arte. Il museo era modernissimo, audioguide, giochi interattivi di luce e approfondimento sulla tecnica dei colori. Pensavo ai nostri musei, Pompei ed Ercolano ,cadenti e chiusi per scioperi con i turisti in attesa sotto il sole, o a quello di storia naturale a Venezia: venti addetti pagati per si e no venti visitatori giornalieri. Chiusura nei giorni festivi, nessuna tecnologia, eccesso di dipendenti, eppure siamo uno dei paesi con il più ricco patrimonio artistico. Vorrei un’Italia diversa.

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