La buona spesa

Ieri sera al circolo del Ministero degli Esteri sono intervenuto dopo importanti economisti della LUISS e de La Sapienza (Marzano, Di Taranto, Pennisi). Il tema era “La Buona Spesa”, insomma come rendere più efficiente la spesa pubblica. Alle dotte considerazioni su come ridurla (si dice ma non si fa mai) o renderla più efficiente ho contrapposto una tesi: è bene che lo Stato ,che fa troppe cose e spesso le fa male, lasci fare ai cittadini. Perché, ad esempio, deve essere lo stato a gestire i denari delle nostre future pensioni? L’Inps registra passivi pesantissimi e ha uno sterminato patrimonio immobiliare acquistato a prezzi esosi per fare favori “politici” magari a quegli stessi che oggi beneficiano di affitti risibili in pieno centro città. Preferirei che quei denari fossero liberamente investiti da ognuno di noi: certo otterremmo migliori risultati.

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Se le aziende italiane venissero gestite come viene gestito lo Stato, sarebbero tutte fallite.

Sapete perché le previsioni di crescita fatte dal governo per l’anno successivo sono sempre troppo alte? Il motivo è ovvio, MAGGIORE PREVISIONE DI CRESCITA = LEGGE DI BILANCIO CON MAGGIORE SPESA PUBBLICA. Purtroppo questa corrispondenza si traduce in maggior debito pubblico, maggior deficit e maggiore spesa improduttiva: insomma, in più debiti per gli italiani. Negli ultimi 14 anni le previsioni sono state sempre sbagliate e quindi rettificate in corso d’anno, quando però i soldi erano già stati spesi. Francamente sono sconfortato: se le aziende italiane venissero gestite come viene gestito lo Stato, sarebbero tutte fallite. Ci sono parlamentari capaci ma la stragrande maggioranza ha semplicemente vinto la lotteria. Il problema non è quanto vengono pagati, piuttosto che sono poco capaci. Il mio intervento su Il Tempo.

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Sereni Orizzonti dà il via a 4 nuove residenze

Forse sono impazzito ma quest’anno ho deciso di rilanciare. Abbiamo avviato la costruzione di 4 nuove residenze sanitarie per anziani che si aggiungono a quelle già consegnate quest’anno. Pasian di Prato in Friuli Venezia Giulia, Torre di Mosto in Veneto, Piacenza in Emilia Romagna e Macomer in Sardegna. Occuperanno 400 persone e ospiteranno quasi 500 anziani.
​I lavori sono stati avviati negli ultimi 3 mesi e la realizzazione sarà completata entro un anno: è una sfida che mi sono ripromesso di vincere​. Quello che mi ​dà veramente fastidio ​è vedere languire opere pubbliche per anni. Opere finanziate con le nostre tasse, troppe volte dilapidate, senza la consapevolezza che quei ritardi di anni vengono pagati da lavoratrici disoccupate​ che potrebbero invece avere un dignitoso lavoro​.​ P.s. Sono tutte strutture circondate dal verde.​

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La burocrazia e le sue regole assurde

Nelle case di riposo e negli ospedali lavorano gli Oss (operatori socio sanitari). C’è una richiesta fortissima di queste figure. La regione Fvg però promuove pochissimi corsi perché non ha fondi o vuole spendere diversamente. Siamo arrivati al punto che ci sono quest’anno 1000 richiedenti per non più di 100 posti nei corsi promossi. L’effetto paradossale è che noi dobbiamo quindi cercare figure formate in altre regioni, prevalentemente in Sicilia. Abbiamo formalmente chiesto alla regione di poter promuovere corsi ulteriori a spese nostre (Sereni Orizzonti) fatti salvi esami e controlli pubblici. NO è VIETATO, perché di competenza esclusiva dello stato. Dunque la regione preferisce pagare il sussidio di disoccupazione a tante donne anziché consentirgli di acquisire la qualifica. Una qualifica con cui, dignitosamente, potrebbero lavorare. Mi pare folle. Il mio intervento sul lavoro, oggi su IL Foglio

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Le pensioni del futuro sono a rischio

Ci sono pensioni alte o basse e, soprattutto, ci sono pensioni giuste o ingiuste. Il Governo non dice che la sostenibilità del sistema pensionistico è legata a tassi di crescita e di occupazione che assolutamente non sono raggiunti. In altre parole, le pensioni del futuro sono a rischio. Anziché continuare ad aumentare le tasse per far fronte all’enorme disavanzo dell’Inps occorrerebbe il coraggio di dire che vi sono anche pensioni ingiuste. Sono quelle di chi, avendo versato poco, è andato in pensione a 40 anni, oppure quelle di chi percepisce molto di più di quello che ha versato, aiutato da leggi e leggine. Queste pensioni (almeno quelle più alte) andrebbero ridotte, ma è politicamente troppo “scomodo” farlo e perciò nessuno lo dice. Il mio intervento oggi sulla seconda pagina di LIBERO.

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Ci sono democrazie pigre e altre autorevoli

Mi ha ovviamente colpito il risultato del referendum che in Svizzera ha sancito che i residenti hanno diritto al lavoro prima degli stranieri. Chi ci rimette sono gli italiani che andavano a lavorare in Canton Ticino. A ben pensarci però un po’ comprendo questo esito. Il rischio con quattro consultazioni elettorali e referendarie alle porte (Italia, Austria, Ungheria e Germania) è che prevalgano i populismi. Mi chiedo tuttavia se questo non sia il frutto del lassismo e della debolezza dei governi “moderati” europei. In altre parole se fossimo un po’ più decisi nel contenere l’infinito flusso di migranti economici che stazionano nelle nostre città e se oltre ai diritti avessimo sottolineato maggiormente i doveri di chi viene accolto, forse oggi non rischieremmo assurdità come l’esito del referendum svizzero. Ci sono democrazie pigre e altre autorevoli. Preferisco di gran lunga le seconde, ma temo che quella italiana sia agli ultimi posti.

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L’Italia, sia nell’UE sia sul piano internazionale, oggi conta quasi zero.

Mi colpisce l’atteggiamento di Renzi che in Europa, di volta in volta, va con il cappello in mano dalla Merkel o prova a fare il galletto: poco credibile, proprio per i frequenti cambi di atteggiamento. Fare le foto in tre a Ventotene, andare con la leader tedesca a vedere le Ferrari a Maranello o in barca sul Danubio serve a poco. Bisognerebbe, piuttosto, tenere la posizione quando veniamo presi in giro sulla gestione dei migranti o ridicolizzati per la nostra scarsa incidenza sulle scelte economiche vere, quelle che impattano sulla vita di ognuno di noi. In Europa siamo contributori netti: nel 2000 versavamo 11 miliardi di euro e ne ricevevamo 10. Oggi, versiamo 17 miliardi di euro e ne riceviamo 11. La Germania è in costante surplus commerciale senza che nessuno proferisca parola, noi siamo costretti a pietire flessibilità come fossimo scolaretti.

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Una promessa non mantenuta

La promessa di Matteo Renzi di ridurre i debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese risale a più di due anni fa. Una promessa come molte altre non mantenuta. Per un’azienda anticipare in banca per mesi i propri crediti verso lo Stato è molto costoso, di più, se si usano le proprie linee di credito per far fronte ai ritardi statali (i propri dipendenti e fornitori vanno pagati) è più complesso trovare risorse per investire o ampliare la produzione. Questa è una di quelle vicende che mettono in evidenza una volta in più il gap che ci separa da Paesi come Germania e Danimarca: lì lo Stato è serio e paga in pochi giorni, da noi passano mesi, se non anni. Chi ci rimette sono sempre gli imprenditori e i loro dipendenti. Il rischio è che definitivamente si rompa il patto di fiducia tra Partite IVA e Stato: se l’imprenditore non paga una qualche tassa alla data prefissata scattano Agenzia delle Entrate, Equitalia e ganasce varie, lo Stato invece paga i propri debiti quando vuole e resta assolutamente impunito. Oggi su Il Giornale.

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Riflessioni..

Riflessioni.
1) Quello che il governo non dice sulle pensioni è che il sistema non può reggere. La riforma Fornero prevedeva che per poter pagare le pensioni in futuro ci dovesse essere una crescita annua del pil di almeno 1,5% e che il tasso di occupazione crescesse di almeno 10 punti. Così non è e l’Inps perde dieci miliardi l’anno. Difficile pensare che i lavoratori di oggi avranno, domani, pensioni dignitose. È necessario chiedere qualcosa a chi, con regole folli, andò in pensione a 40 anni o percepisce il doppio di quanto ha versato.
2) Penso ai casi di Tiziana Cantone, la ragazza suicida per un video “intimo” divenuto virale, alle scene degli abusi postate su WhatsApp dalle amiche della vittima minorenne a Rimini o a quella ragazzina americana suicida per le foto postate che la ritraevano nuda. I motori di ricerca non conoscono talvolta né misura né oblio.
La libertà di internet, dei social è bellissima ma talvolta terribile.
ImpresaLavoro oggi su Il Giornale.

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Tutta la speranza per un’Italia migliore

Un annetto fa abbiamo comprato l’Istituto Geriatrico Siciliano, la principale residenza sanitaria per anziani di Palermo. Lì lavorano cento persone che assistono altrettanti anziani, molti sono affetti da Alzheimer. Più di qualche amico mi aveva sconsigliato: “Sei sicuro di andare al sud?” E la sequela dei noti luoghi comuni… Un mese fa ho nominato il nuovo direttore, ha 29 anni e si chiama Antonio. Malgrado la giovane età ha un ottimo curriculum. Ieri è venuto a trovarmi e mi ha detto che ha raggiunto la piena occupazione della residenza, pur in assenza di buone entrature locali. Ha anche detto che sta puntando sulla qualità e sul merito, non sulle clientele. Ho pensato che questo dovrebbe essere lo spirito che anima il nostro Paese e che in quel ventinovenne sta, emblematicamente, tutta la speranza per un’Italia migliore e che riparte.
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