Il coraggio di credere in ciò che facciamo

“Ieri ho acquistato una nuova residenza per anziani, “Villa San Giusto” a Prato. Creare nuovi posti di lavoro, realizzare residenze per anziani sfidando chi ti diceva che è impossibile costruire da zero – e partendo senza una lira – una catena nazionale. È questo quello che mi piace”. Qualche anno fa un guru della finanza nazionale mi ha detto: “Non ce la farai mai a costruire decine di nuovi edifici in poco tempo in un Paese dove la burocrazia ferma le idee per anni”. Invece abbiamo costruito, e continuiamo a farlo, lottando con banche e burocrazia. Siamo arrivati a 50 strutture in tante regioni italiane e 1600 dipendenti. L’obiettivo primario di molti imprenditori, credetemi, non è guadagnare. Lo diceva già Einaudi: “Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, ispirare fiducia, ampliare gli impianti”. Ovviamente però non basta l’imprenditore coraggioso. Il merito più grande a Sereni Orizzonti è quello delle lavoratrici (ci sono più di 1300 donne) che ogni giorno assistono oltre 3000 anziani. Un post forse troppo appassionato, ma chi mi conosce sa che questo sono io”.  Così interviene su Facebook l’imprenditore Massimo Blasoni.

Ampliamento RottofrenoBlasoni Il Tempo 19 novembre 2015

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Io sto con la tradizione

“Pochi giorni fa, a Firenze, una classe delle elementari è stata costretta a rinunciare alla visita di una mostra perchè i quadri di contenuto religioso avrebbero potuto offendere la sensibilità delle famiglie non cattoliche. A Castiglione del Lago, in Umbria, un’intera classe dell’istituto tecnico è stata punita perchè ha disegnato sul muro un crocifisso, dopo che il preside l’aveva tolto perchè tra gli studenti ce n’è uno musulmano. In Spagna Manuela Carmena, sindaco di Madrid, ha vietato il presepe in municipio”. Sono alcuni degli esempi citati da Massimo Blasoni, imprenditore e presidente del centro studi ImpresaLavoro, in riferimento alla situazione attuale sul fronte dei rapporti tra cattolici e non.  “Non sono d’accordo – è la sua tesi – Non solo perchè “di pancia” l’idea che possano togliere il presepe a mia figlia mi sconcerta ma soprattutto perchè sono convinto che l’identità vada difesa e che in omaggio alla tolleranza non vadano dilapidati i propri valori. Una cosa è che tutti debbano poter liberamente professare la propria religione, un’altra che in omaggio al politcally correct una stragrande maggioranza debba rinunciare alle proprie tradizioni. Sarebbe un po’ come dire che in Italia non si deve più parlare la lingua italiana perchè vi sono minoranze che usano diversi idiomi. PS: e poi c’è una cosa che mi chiedo: ma a voler togliere il presepe ai bambini sono coloro che professano una religione diversa o in realtà sono le maestrine della CGIL con le bandiere rosse?”

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Se la Sanità non dialoga, chi perde è il paziente

“Domenica, ahimè, mi è capitato di essere ricoverato al pronto soccorso di Tolmezzo. Francamente ho trovato medici competenti e gentili e ho visto al lavoro il personale del 118, veramente bravi e affiatati. Una cosa mi ha colpito però e non è certo una colpa di medici e paramedici. Le strutture sanitarie in Friuli Venezia Giulia non sono in rete informatica l’una con l’altra”. Lo ha raccontato Massimo Blasoni, imprenditore e presidente del Centro Studi ImpresaLavoro, che ha poi spiegato: “Cioè dal terminale di Tolmezzo non erano in grado di accedere a quello di Udine, dove mi era capitato di essere ricoverato per lo stesso motivo un paio di anni fa e recuperare il quadro clinico. Mi sembra assurdo che all’epoca di internet non ci sia un’unica banca dati regionale che potrebbe salvare delle vite, soprattutto perché la sanità regionale è costretta a servirsi da Insiel, la società informatica della Regione, che costa 86 milioni all’anno, con prezzi imposti per le varie aziende sanitarie. Per capirci, sono 66€ all’anno a cittadino contro i 18€ che pagano i quasi 10 milioni di cittadini lombardi per Lombardia Informatica. La società del Friuli Venezia Giulia ha 728 dipendenti e serve 1,2 milioni di abitanti, quella lombarda 603”. Blasoni ha quindi posto un interrogativo: “Potremmo aspettarci, all’epoca di internet, quantomeno che i vari ospedali siano in grado di dialogare online tra loro?
PS: sto bene e per fortuna sono stato subito dimesso. Grazie ancora al personale”.

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Licenziamenti P.A.: no a differenze col privato

“Licenziare chi falsifica le presenze”. Così parlò il ministro Madia sull’assenteismo nella Pubblica amministrazione, di cui le cronache hanno abbondantemente riferito. Sul concetto penso si possa tutti concordare. Però forse il ragionamento va ampliato”. Lo sostiene Massimo Blasoni, imprenditore e presidente del Centro Studi ImpresaLavoro, il quale pone un interrogativo: “Perché nella Pubblica amministrazione vige sostanzialmente l’illicenziabilità mentre nel privato no? Cosa distingue l’impiegato di un comune dall’operaio di un’azienda privata?”. “Non ci sono motivi accettabili per questa disparità di trattamento tra lavoratori – sostiene – Ci sono funzionari bravissimi ma anche chi ti guarda dall’alto in basso mentre fai la coda allo sportello o non va al lavoro solo perché sa che non ci sono sanzioni. P.s. Ovviamente io sono per le assunzioni e non certo per i licenziamenti. Ma anche per il merito”.

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La scuola deve creare più opportunità di lavoro

“Quante volte mi trovo a fare colloqui di lavoro con giovani che hanno una laurea che non c’entra nulla con il profilo che stiamo cercando? Molti, troppi hanno scelto facoltà che non danno garanzie di occupazione o che sfornano troppi laureati”. Lo sostiene Massimo Blasoni, imprenditore e presidente del Centro Studi ImpresaLavoro, che aggiunge: “Ci sono giovani avvocati che mi hanno chiesto di fare un tirocinio per una semplice attività di segreteria perché non c’è mercato per la loro professione: non mi pare giusto. E quante volte i nuovi inserimenti sono spaesati perché non esiste un vero percorso scuola – lavoro? Cioè durante il periodo scolastico/universitario non hanno frequentato le aziende vivendo una scuola “chiusa in se stessa”. Abbiamo tutti delle responsabilità, la scuola più di tutti. In Italia è incapace di interpretare l’evoluzione del mondo”.

Il suo intervento su “Il Tempo”.

Blasoni su Il Tempo

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La comparsata della vergogna

“Sono assolutamente convinto che le retribuzioni debbano andare in proporzione al merito”. Così Massimo Blasoni sul suo profilo Facebook, dove ha commentato la presenza del greco Varoufakis a Che tempo che fa di Fabio Fazio. “Dunque chi è bravo può guadagnare molto. Solo che spesso rimango perplesso di fronte ai compensi delle star tv. Qualche volta sono cento volte quelli di un chirurgo o di un professore universitario. Per aggirare i limiti, la tv pubblica frequentemente utilizza società esterne a cui dà in appalto la produzione di programmi. Resta da chiedersi – conclude Blasoni – perché si sia pagato il supercomunista (ne va orgoglioso) Varoufakis 24mila euro per una comparsata di 22 minuti in tv a Che tempo che fa di Fabio Fazio. Comunista, ma vola in first class bevendo champagne e se la fa pagare… da noi, obbligati a pagare il canone”.

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Vi sveliamo i costi dell’emergenza profughi

Sono ancora molti i profughi che vediamo nei nostri parchi e nelle nostre stazioni: 170mila sono ospitati nelle varie strutture di accoglienza. Un numero che aumenta ogni anno perché al flusso di arrivi non corrisponde una tempestiva decisione definitiva sul riconoscimento dell’asilo politico o meno. Ci vogliono mesi, con tutti i ricorsi possibili anche anni, per sapere se un migrante fugge da una guerra o è semplicemente un migrante economico che cerca una scorciatoia. Una situazione ingiusta e penosa per noi e per loro. Sono migliaia poi quelli che, una volta entrati in Italia, svaniscono nel nulla abbandonando le strutture di accoglienza. Ma quanto ci costa tutto ciò? Il Governo non lo dice con chiarezza. “Panorama” e “Libero” hanno pubblicato lo studio di Impresa Lavoro dove si è provato, voce per voce, a ricostruire i costi.

Blasoni su PanoramaPanorama 2 NUOVOPanorama 3 NUOVOPanorama 4Libero su profughi 23 ott 2015

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Anche difendersi, in Italia, è illegittimo

Cosa farei se di notte degli sconosciuti penetrassero nella mia casa? Credo che pensando a Sara e a mia figlia Gioia Martina probabilmente non esiterei ad usare un’arma. Credo che quasi tutti la pensiamo così. Quello che appare assurdo è che rischieremmo una imputazione per eccesso di legittima difesa o peggio per omicidio volontario. È possibile, di notte, capire se lo sconosciuto è armato? Leggere la sua mente per sapere se vuole denaro o le nostre vite? Le vittime rischiano di apparire colpevoli o addirittura di finire in prigione. Qualche cosa non va. Oggi ad Agorà

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Troppe le persone senza lavoro nel nostro Paese

Sono troppe le persone senza lavoro nel nostro Paese. Giovani in cerca di prima occupazione e cinquantenni disperati per aver perso il lavoro. Dovrebbe essere il collocamento a cercare di mettere in contatto datori di lavoro e lavoratori. Per il collocamento si spendono centinaia di milioni malissimo. Il Fondo Garanzia Giovani ha sperperato risorse e spesso i corsi di formazione servono più a pagare i formatori che a dare nuove opportunità di lavoro. In azienda stiamo assumendo, ma quasi nessuno arriva dal collocamento. E il rischio è che a funzionare in Italia sia la solita raccomandazione alla faccia del merito. Per chi vuole approfondire i numeri l’intervento di Massimo Blasoni su “Il Tempo”.’

Il Tempo

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Violenza sulle donne: serve meno indifferenza

Quante donne subiscono ancora violenza domestica e soprattutto quante perdono la vita per mano di compagni incapaci di accettare la rottura del rapporto. Otre 330 dal 2000 a oggi. Vi ricordate il caso di Irma, uccisa a San Giovanni due anni fa con 37 coltellate? Lavorava nella mia azienda, era veramente una brava persona. Oppure Vincenza che questo settembre è stata freddata in provincia di Napoli dall’ex compagno che aveva denunciato per stalking. Troppe volte le denunce non sono state prese sul serio, oppure gli arresti domiciliari sono stati dati a poche centinaia di metri dalla vittima. 

Camminando per strada ho incrociato un’amica che non vedevo da tanto tempo: “Come stai?” è emersa una situazione privata spiacevole. Le ho detto “Denuncia”. Ma è troppo poco, forse dovremmo tutti essere un po’ meno indifferenti.

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